Luce, buio, ombre, fuoco, ghiaccio, aurora, vento, acqua, silenzio, energia...

Il progetto Iceland è tutto questo e molto altro.
Alcune spedizioni tra le più grandi mai realizzate, come quella di Shakleton (ENDURANCE), al polo sud (per farne un esempio lampante), hanno subito delle trasformazioni, che ne hanno cambiato gli scopi, ma non lo spirito.
Non siamo un gruppo speleologico "grande", in quanto a numero, anzi, direi che siamo tra quelli più piccoli e ufficialmente riconosciuti. Abbiamo realizzato tutto questo in due, con le sole nostre forze. Il nostro credo è la natura, la nostra forza, la volontà; grande protagonista di questa storia. Praticamente auto finanziata, abbiamo impiegato tutto quello che avevamo; il nostro tempo, il nostro denaro, noi stessi. Sacrifici, immensi sacrifici, sono occorsi per realizzare un sogno, che ci ha portato là, per ben tre volte!

In Iceland 1998 portammo con noi un’artista genovese; l’organizzazione di questa prima spedizione, come ho già accennato, comportò un grande impegno sia da parte mia sia da parte di Alessandro, soprattutto per questa scelta. La spedizione fu realizzata in fuoristrada, un vecchio Lada Niva Bianco di proprietà di Ale. Non apportammo nessuna modifica né alla ciclistica né al motore, che infatti ci causò non pochi problemi. Dotammo la macchina di un grandissimo portapacchi. Il trasporto di Luisella fu di nostra competenza solo in suolo Islandese, dove ci raggiunse in Aereo. Con grande fiducia nominammo Luisella "scriba della spedizione".
Volevamo ricalcare le orme dei grandi esploratori del cinquecento. Fiducia mal riposta...

Due anni dopo, con Iceland 2000, il numero dei partecipanti rimase invariato. Questa volta, la spedizione comportava un impegno e uno spirito di adattamento superiore; l’inverno Islandese non va sottovalutato, poiché in alcune zone interne, il clima può essere considerato al pari di quello polare. Duecentocinquanta chili di materiale, una slitta auto costruita con tubi d’alluminio, una rete da catamarano e due vecchi sci modificati furono il nostro supporto tecnico, insieme con la con l’indispensabile collaborazione dei nostri amici Islandesi. Il terzo partecipante era Mauro Traverso, un socio del CENTRO STUDI SOTTERRANEI di Genova di cui, in quel periodo, eravamo soci anche io e Ale.
In questa spedizione e grazie anche a Mauro, il cui aiuto è stato di grande importanza, abbiamo realizzato suggestivo materiale fotografico. Esperienza indimenticabile che ci ha permesso di metterci alla prova come esploratori, al limite della nostra sopravvivenza.

Iceland 2001 è stata vissuta con molta nostalgia dell’inverno. Realizzata ancora una volta in jeep, un vecchio Suzuki Samurai trasformato per la spedizione, in sei settimane di lavoro. Fondamentale l’utilizzo di telecamere digitali con cui abbiamo realizzato, per la prima volta, un piccolo filmato. Materiale cui stiamo tuttora lavorando per trarne un demo video che sarà incluso nel nuovo progetto e prossimamente in questo sito.
L’esperienza ci ha fatto maturare e sperimentare tecniche e problematiche per le spedizioni successive.

Teniamo stretti i denti e incrociate le dita, per far sì che il sogno di tutta una vita si realizzi a pieno. Vogliamo rendere partecipi, tutti coloro che non hanno la possibilità di vedere quanto di più bello ed unico esista sul nostro pianeta; attraverso i nostri occhi, e con il nostro audace spirito.

Antonio Cosentino

torna a inizio pagina torna alla pagina spedizioni Iceland