Quando nel '97 decidemmo di preparare una spedizione esplorativa ci mettemmo a tavolino, saggiando ogni angolo del pianeta alla ricerca di un paese che offrisse un territorio vergine in campo speleo glaciale. Non fu facile. Dovevamo fare i conti con problematiche anche estreme che riguardavano l'utilizzo di un mezzo ed il suo trasporto dalla nostra città, i tempi di permanenza, l'attrezzatura, il denaronecessario ed altro ancora. Eliminammo i poli per ovvie ragioni di carattere speleologico, la Patagonia perché troppo conosciuta e già meta di moltissime spedizioni e riducemmo la scelta tra la penisola della Kamciatka, nell'estrema Russia, che presentava piccoli problemi di carattere logistico e l'Islanda, terra di Vichinghi e folletti a due passi da casa nostra e, a quanto si diceva, ancora inesplorata; un sogno che ci tormentava dall'età di dieci anni! La scelta si impose da sola. Nell'anno successivo, fatto di ricerche e contatti estenuanti, scoprimmo che non solo nessuno mai aveva esplorato speleologicamente il paese, ma che la parola speleologia, in Islanda, aveva trovato significato solo da due anni. Non esistevano pubblicazioni a riguardo, nè relazioni alcune. Durante ogni singolo giorno che dedicavamo alle nostre ricerche pre partenza, trovavamo un motivo in più per andare là.
Dopo aver
attraversato tutta l'Europa longitudianalmente arriviamo ad Esbier, nella Danimarca sud
occidentale, per imbarcarci sulla Norrona, una rompighiaccio arrugginita trasformata in
traghetto. Dopo due estenuanti giorni di navigazione con mare forza 7 sbarchiamo a
Thòrshavn, una delle isole Faerøer, dove trascorriamo due giorni di permanenza forzata
in attesa che la Norrona torni da Bergen, in Norvegia. Due giorni comunque non sprecati;
il paesaggio è colorato dal muschio, dal blu tenebroso del mar di Norvegia e dal nero
delle scogliere basaltiche. Alcuni resti bellici dell'ultimo conflitto mondiale fanno da
cornice a un'inquadratura dall'alto di una collina fatta di muschi, alle porte del paese,
introducendoci all'esplorazione dell'isola. Spostandoci con il mezzo per un giro turistico
il muschio e la cenere continuano a farla da padroni, ricoprendo ogni angolo dell'isola.
Seyoisfjorour è
l'unico porto in Islanda dove approda la Norrona e dove finalmente sbarchiamo per
cominciare il viaggio. Ci vogliono ben cinque lunghi giorni per arrivare in Islanda;
giorni che servono a prepararci ad uno scenario che mai, neanche nei nostri sogni, abbiamo
immaginato. Il Vatnajokull è il ghiacciaio più grande d'Europa, grande come la Corsica o come tutti gli altri ghiacciai europei messi insieme. Ma ciò che lo rende unico al mondo è la sua forma a calotta, spessa nel suo punto più alto ben 1 km. Nel 1996 il fiumiciattolo che percorre questa grotta crebbe sino a circa 50.000 metri cubi al secondo, strappando per alcune ore al fiume Congo il privilegio di essere il secondo fiume del mondo, dopo il rio delle Amazzoni. Molto spesso mi
sembra di essere stato su un altro pianeta, in un'altra dimensione. Mi sono stancato di
tenermi tutto dentro, vorrei che altri vedessero quello che ho visto io. Montagne scure ritagliate dalla luce, un prato verdissimo e il fiume. La sera andiamo alla ricerca di fessure. Troviamo una grotta che ha sul fondo acqua caldissima; difficile resistere Con la scusa dell'esplorazione, il casco acceso, completamente nudi ci facciamo un giretto La valle dell'Hallmundarhaun sotto il vulcano Eiriksjokull è attraversata da una strada sterrata. Non ci sono costruzioni intorno. Il silenzio regna sovrano. Il fuoco ha segnato la terra: squarci, tagli e buchi sono ovunque. Il vento freddo taglia il viso e il corpo e tutto ti sembra estraneo ed abituale, terrificante ed attraente. Il terreno è duro e tagliente o morbidissimo. Camminando affondi piacevolmente e non sai se il suolo si aprirà per portarti in fondo, non sai dove. Sembra di camminare nel vuoto, ma la sensazione è realtà, perché sotto ci sono infinite gallerie scavate dalla lava. L'energia del profondo sembra solo in attesa di rivelarsi di nuovo, qui o altrove.
La cosa più
importante del viaggio è entrare in sintonia con tutto quello che ti circonda. Non a caso
prima ho parlato di ricettività ai pensieri del mondo. E se esistesse un luogo dove
lasciarsi andare vorrebbe dire scoprire nuove frontiere? Quando torno qua, a casa, tra le
mie quattro mura mi chiedo se quello che ho vissuto è stato frutto della mia
immaginazione. Cerco di attingere dai ricordi che nel tempo si stanno affievolendo. |
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