aprile 2001 / 2° spedizione glacio-speleo-vulcanologica

Nel corso di questi tre anni di spedizioni in Islanda ci siamo convinti che i nostri sforzi in questa terra magica sono stati ampiamente ricompensati, anche se non sono stati raggiunti tutti gli obiettivi prefissati.

Questa spedizione, organizzata nei minimi dettagli, aveva lo scopo di realizzare oltre all’esplorazione di nuove cavità glaciali un piccolo film documentario sulla nostra storia in un luogo unico al mondo. Con non poche difficoltà avevamo trovato chi poteva investire su di noi; chi guardando le nostre foto ed ascoltato le nostre storie era rimasto entusiasta, coinvolto in questa magia.
Siamo stati "abbandonati", come succede spesso a noi ricercatori, ma non ci siamo dati per vinti. Con meno budget del solito ma certamente più carichi che mai dell’entusiasmo di tornare a casa, ci siamo armati di pazienza e con una piccola jeep, tanto coraggio e una tonnellata e mezzo tra materiale tecnico e viveri, abbiamo nuovamente attraversato l’Europa, tutta...

Con la spedizione di quest’anno volevamo ricalcare le orme della nostra pre-spedizione del ’98, per noi memorabile, che ci aveva aperto gli occhi su quanto di diverso ci fosse da scoprire oltre alle nostre amate grotte.
Le avverse e imprevedibili condizioni climatiche ci hanno costretto però a rinunciare, in nome della nostra sicurezza, ad alcuni degli obiettivi principali. Nulla di grave tuttavia poiché questo piccolo incidente ci ha permesso di affinare le nostre conoscenze geografiche del luogo e di aumentare la nostra esperienza in campo esplorativo di ambienti estremi, senza appoggi alcuni.
Pioggia e neve ci hanno più volte sbarrato la strada, costringendoci a repentini cambi di rotta per raggiungere le mete previste. Guide e cartine alla mano abbiamo superato guadi e deserti ma, sulla pista per Kverkfjoll, quest’anno abbiamo dovuto invertire la rotta a causa della grande quantità d’acqua di fusione generata dal Vatnajokull che ha reso impraticabili gli ultimi guadi nella zona Nord.

La meta successiva è stata la lingua glaciale di Skaftafell, Vatnajokull meridionale, dove nel ’98 trovammo ed esplorammo Falafell una piccola grotta glaciale di appena tre settimane di formazione. Il raggiungimento di tale zona non è stato facile a causa delle improvvise nevicate che ci hanno colto a 500 mt di quota. Una pista impervia con una pendenza che superava a tratti il 30%, dove la neve e la nebbia sono di casa, con burroni , tornanti e piccoli guadi che ci hanno più volte costretti a scendere per controllare lo stato del mezzo.
Arrivati al rifugio in vetta, la visibilità era ridotta ad un metro.
Le previsioni meteo ci hanno dato esito negativo per tutta la settimana seguente. In loco da una settimana anche una troupe televisiva Austriaca, guarnita di guide alpine e di attrezzature super tecniche che attendeva spazientita di girare un documentario sul Vatnajokull, ma ormai in procinto di ripartire…

Ancora una volta delusi, ma con l’energia di sempre ci dirigiamo in un’altra zona, Landmannalaugar. Sapevamo di una piccola grotta glaciale scavata dai getti d’acqua calda molto simile a quella di Kverkfjoll, la più grande del mondo. Un piccolo incidente di percorso ci ha costretti ad una pausa di emergenza all’interno di un fiume sperduto nella zona di Eldja per circa tre giorni, con venti da 80 km/h (visibile all’interno del filmato riassuntivo).
Landmannalaugar, si trova a 600 m s.l.m. e comprende la più grande zona geotermica d’Islanda dopo la caldera del Grimsvotn sul Vatnajokull. Qui lasciamo il mezzo e con uno zaino ridotto al minimo (40 kg a testa) ci prepariamo a percorrere circa 10 km a piedi per raggiungere il rifugio di Hrafntinnusker, immersi in un paesaggio fantastico tra suggestive cime di riolite e tortuose colate di lava.
Arrivati a quota 1000, il permafrost, la nebbia e il famigerato bianco ci hanno ancora una volta ricordato dove ci trovavamo.
Un giorno per recuperare le forze e pianificare l’uscita perlustrativa. Ancora 5 km di faticoso percorso tra lamine di ghiaccio e fumarole, guidati dal nostro fido gps e troviamo finalmente il nostro splendore ghiacciato e fumigante. Un misto tra l’inferno e il paradiso (alcune scene nel filmato riassuntivo).
Ovunque ti volti e cammini ci sono getti di acqua calda che ti sbucano da sotto gli scarponi, avvolti da un’atmosfera fatta di sibili, vapori e ghiaccio. La grotta si presenta con un ingresso principale di forma irregolare con un’altezza media di 1 metro per 1 metro e mezzo di larghezza, che forma una piccolo canyon perfettamente levigato lungo una decina di metri.
Alla base, alcune strettoie che svaniscono nei vapori sulfurei e piccole cascatelle alimentate da minuscoli pozzi allocati una decina di metri più a monte. Dopo circa 20 m di percorso orizzontale ci si trova di fronte a due grandi pozzi verticali; proviamo a risalirne uno, facendo una vera e propria doccia, ma il continuo muoversi del ghiacciaio ci intimidisce e ci induce ad uscire velocemente. Appena il tempo di raccogliere l’attrezzatura e un boato simile ad un’esplosione ci fa capire che l’ingresso è crollato.
Repentini cambiamenti climatici causano nel giro di poche ore mutazioni morfologiche dalle spaventose dimensioni. Bisogna ascoltare il ghiacciaio e capire quando ti vuole buttare fuori…

I giorni rimanenti, purtroppo sempre troppo pochi, li abbiamo dedicati a visitare alcune lingue glaciali a sud del Vantnajokull, ad una breve visita alla più famosa miniera di calcite d’Islanda (Helgustaoir) e soprattutto alla ricerca di nuovi settori, ancora inesplorati, su cui basare le prossime due spedizioni.

Abbiamo realizzato inoltre documentazione video che riguarda il tubo lavico di Vioglemyr, presente nel filmato riassuntivo.

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