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Hai mai sentito i
lamenti del mare?
O come cantano i Ghiacci?
Non li hai mai sentiti ma cantano.
Talvolta anche nelle tenebre della notte nordica. Ma non a tutti è dato udire
da
"Le leggende della Lapponia"
Un
norvegese incuriosito da strani racconti, partì all'avventura, scovò una terra al centro
del mare e la chiamo Iceland. Terra dei ghiacci.
Non ci volle molto e i primi orgogliosi e tenaci norvegesi, ognuno re e contadino allo
stesso tempo, colonizzarono la nuova terra, trascinando tra le tempeste oceaniche le loro
famiglie, il loro straordinario bestiame e tutte le loro cose. Ma quella gente aveva un
compito da adempiere: volevano salvare la loro libertà e le loro tradizioni.
Fuggirono dall'oppressione della monarchia che avrebbe schiacciato le loro repubbliche
locali. Fuggirono dalla repressione ad opera dei Cristiani che spazzava con i roghi la
loro fede in Thor, il possente dio fulvo uccisore di giganti, e in Odino, terribile e
spregiudicato dio, poeta e mago. Fuggirono per salvare la loro cultura sciamanica oppressa
dagli uomini e dalle donne di conoscenza lapponi.
In Islanda trovarono la terra primigenia, il mondo buio e gelido chiamato Nifheimr
e quello rovente dello Ruspell governato dal gigante del fuoco Surth. Lassù per
loro le leggende si univano alla realtà. Quella era la terra dove ghiaccio e fuoco si
erano fusi generando la vita all'alba del mondo, il luogo dove con il sudore del gigante
Ymir erano scaturiti gli uomini.
Tutt'ora l'Islanda è una terra di sogno. Fra ghiacciai immensi e vulcani, persi in quel
nord di aurore boreali non è difficile credere nel Rognorot, il crepuscolo degli dei,
quando il lupo Skoll ingoierà la luna e gli uomini e gli dei incontreranno il loro
destino. Andare oggi, con il cuore, in Islanda, è un po' come rifare il viaggio di quei
coloni. È fuggire dall'omologazione che la società moderna impone. È un viaggio verso
la liberta che non si può capire.
Quando nasceva un bimbo gli sciamani lapponi inventavano un nuovo canto magico che lo
accompagnava per tutta la vita. Quel canto e quell'uomo erano la stessa cosa. Anche ogni
viaggio aveva il suo canto magico ed era impossibile perdersi; bastava cantare il canto
alla rovescia per tornare a casa.
Andare in Islanda è forse come contare alla rovescia il nostro canto e tornare alle
nostre vitali radici. |